20 luglio: perché la “sinistra” non crede ai “complotti”?

Mi hanno sempre affascinato gli eretici. Testarde persone che, come Fred Hoyle, Peter Duesberg, Andrew Wakefield…, linciate dal mainstream, hanno avuto distrutta la carriera ma che – al pari di  Ignác Semmelweis (finì i suoi giorni in un manicomio) – credo che un giorno avranno la fama che meritano.

Oggi, cinquantesimo anniversario dello “sbarco del primo uomo sulla luna”, due parole su Massimo Mazzucco, che i siti della “sinistra imperiale” diffamano mentre quelli della “sinistra antagonista” ignorano.

Perché tanto ostracismo? Eppure le sue analisi sullo “sbarco sulla luna” (come quella sull’undici settembre o sull’omicidio di Bob Kennedy) mi sembrano ricche di inconfutabili documentazioni, facilmente verificabili. Perché nessuno “a sinistra” ritiene possano aiutare a far meglio comprendere il quadro politico complessivo? Più in generale, perché la Storia costellata da innegabili complotti – citiamo a caso: l’attacco di Pearl Harbour, il Piano Northwoods’, l’Operazione MKULTRA… –  si direbbe non abbia insegnato nulla a tanti della “sinistra” che, mentre si bevono tutte le fake news di guerra, considerano spazzatura il termine “complotto” e “terrapiattista” chiunque prospetti una coerente ricostruzione di eventi difforme da quella propinata dalla Versione Ufficiale?

Sono state formulate molte spiegazioni (alcune convincenti, altre, francamente, ridicole), qui solo due parole. Il marxismo si è affermato contrapponendosi a strampalate teorie complottiste – una per tutte: i Protocolli dei Savi di Sion – finendo, comunque, per appiattirsi sulla sola lettura delle dinamiche economiche politiche e sociali. Una eccezione in Italia, nel 1969, è stata “La strage di Stato” un libro che, svelando la “false flag” di sanguinosi attentati, fosse stato pubblicato oggi, sarebbe sicuramente etichettato come “complottista” e relegato in qualche paranoico Gruppo Facebook. Un libro che, invece, ha inaugurato in Italia una fiorente stagione di controinformazione, purtroppo durata solo un paio di decenni.

C’è una via di uscita a questa situazione? Si, impegnarsi pervicacemente nell’analisi di tutto quello che ci viene propinato dal mainstream. E riprendere a fare controinformazione. Certo, è in agguato l’accusa di essere un complottista da curare o dileggiare. Ma come diceva Majakovskij: “Se avessi avuto paura del ridicolo, non diventavo comunista”.

Francesco Santoianni

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