Sea Watch: la bufala della “Tunisia che non può salvare i migranti”

Sta impazzando sui social (e anche in qualche, peraltro, non disprezzabile sito) la bufala secondo la quale la Tunisia non avrebbe firmato una non meglio precisata Convenzione di Ginevra. Ciò nel truffaldino tentativo di stoppare una ovvia domanda: perché la nave-ONG Sea Watch, se voleva salvare i naufraghi raccolti da gommoni, non si è subito recata nella vicina Tunisia ma ha fatto passare quindici giorni pur di farli sbarcare in Italia?

In realtà la Tunisia – che ha firmato, oltre a tutte le convenzioni internazionali sul diritto umanitario,  sia la Convenzione Internazionale per la sicurezza della vita umana in mare sia la Convenzione internazionale sulla ricerca ed il salvataggio marittimo , sia la Convezione sul diritto del Mare –  oltre a salvare quotidianamente natanti in procinto di affondare, continua ad accogliere, sempre più malvolentieri, migranti e profughi.

E visto che ci siamo segnaliamo due mezze bufale. E cioè che la Sea Watch avrebbe agito secondo il diritto del mare e l’articolo 10 della nostra Costituzione.

Per quanto riguarda il “diritto del mare” riteniamo facciano testo i recenti responsi sia del Tribunale amministrativo del Lazio sia della Corte Europea dei diritti dell’Uomo che, tra l’altro non hanno ravveduto nella recente legislazione italiana (e quindi nel blocco della Sea Watch) contrasti con i trattati internazionali firmati dall’Italia. Per quanto riguarda l’art. 10 (comma 3) della Costituzione il testo di questo “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica” viene, sì, sbandierato su tutti i social, ma omettendo la parte finale del comma: “secondo le condizioni stabilite dalla legge. “.

Francesco Santoianni

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