La strana storia dell’”omicidio” di Kim Jong-nam

Ma come è possibile che tutti i blasonati “giornalisti” maim stream abbiano diffuso, senza battere ciglio, la bufala dell’”omicidio” di Kim Jong-nam  (fratellastro del vituperatissimo leader della Corea del Nord, Kim Jong-un)?

Ma, riepiloghiamo i fatti.

Il 15 febbraio viene annunciato l’omicidio di Kim Jong-nam avvenuto nell’aeroporto di Kuala Lumpur, in Malesia. A compierlo (utilizzando – secondo La Stampa – uno “spray avvelenato” o – secondo Repubblica – “frecce avvelenate”) due donne, ovviamente, “agenti segreti della Corea del nord”, successivamente suicidatesi. Ovviamente, nessuno pare domandarsi perché mai, per compiere un omicidio, si siano andate a scegliere un posto zeppo di videocamere come la sala transiti di un aeroporto e perché mai un killer, dopo una impresa tanto sciagurata, si metta pazientemente in fila per aspettare un taxi. Fuga ogni dubbio Guido Olimpio, che, dalle colonne del Corriere della Sera, si affretta a raccontarci improbabili storie di sprovvedute Mata Hari al soldo della Corea del Nord che già in passato avevano combinato pasticci.

Il 17 febbraio, nuova versione dei fatti. Ad uccidere Kim Jong-nam  non sarebbero state due agenti della Corea del Nord, bensì, una inconsapevole ragazza, componente di una troupe televisiva. Per realizzare una trasmissione tipo “Scherzi a parte”, indossando una felpa con su scritto LOL (Laughing Out Loud: un sacco di risate ) doveva spruzzare getti d’acqua sulla faccia dei passeggeri in transito all’aeroporto. Dopo avere sbeffeggiato ben quattro ignari passeggeri, sarebbe stato il turno di Kim Jong-nam. Che, questa volta, comunque, si prende in faccia “gas nervino VX”. Gas che, ovviamente, nessuno si domanda come mai non abbia stecchito, oltre alla ragazza, tutte le altre persone lì presenti. 

Ma, a fugare ogni dubbio questa volta è un video che, postato su Youtube, ha raggiunto almeno tre milioni di persone. Eccolo.

Lo avete visto con attenzione? Bene, e ora poniamoci alcune domande. 

  • Intanto perché il video ha una risoluzione immensamente peggiore di quella garantita – non solo dalle telecamere di una troupe televisiva ma – da quelle del sistema di sorveglianza di un aeroporto?
  • Perché nella scena di “Scherzi a parte”, (una risoluzione davvero pessima) la sagoma della “vittima dello scherzo” si direbbe non abbia nessuna attinenza con il tizio che poi parla con la polizia?
  • Perché la faccia del tizio che parla con la polizia (dal gesto delle sue mani si direbbe racconti di essere stato colpito da una sliding door) é stata ulteriormente pixellata?
  • Perché non mostra nessun segno di barcollamento; sarebbero questi i sintomi di una persona colpita da gas nervino?
  • Chi è il tizio raffigurato nel video?

E questa ultima non ce la poniamo solo noi, ma anche – in una conferenza stampa – il  Direttore generale del ministero della Sanità della Malesia.  Insomma, questa storia dell’omicidio  di Kim Jong-nam comincia tanto a somigliare a quella, surreale, di Hyon Song-wol, fidanzata dell’infamissimo Kim Jong-un, che l’aveva “fatta uccidere in quanto protagonista di un film porno”. Una bufala sgonfiatasi pochi mesi dopo la sua diffusione. Chissà, ora, che ci racconteranno tra un po’?

Francesco Santoianni

(questo articolo è stato già pubblicato nella mia Rubrica “I media alla guerra” de L’Antidiplomatico

Ultim’ora. Secondo il Corriere della Sera non uno ma “diversi tentativi” sarebbero stati messi in atto per trafugare dall’obitorio il corpo del tizio che continua ad essere individuato in Kim Jong-nam.  E, ovviamente, ora le autorità malesi starebbero cercando “due diplomatici nord coreani” sospettati del gesto. Mi sa che su questa assurda storia sarà il caso di ritornarci.

 

 

 

 

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