L’arsenale nucleare sovietico nelle mani dei narcotrafficanti. E contro la catastrofe solo un uomo: l’Uomo di Leningrado
Vladimir Sorokin – direttore dell’FSB, il Servizio segreto della Repubblica russa – cominciò a parlare senza abbandonare quel sorriso da prete di campagna: «Come certamente le è noto, con la crisi di quella che fu l’Unione Sovietica, qualcuno dei nostri 11.000 ordigni nucleari rischia di finire in mani sbagliate. Dobbiamo, quindi, perfezionare le misure di sicurezza e, su suggerimento della CIA, dopo la sua ultima impresa al reattore nucleare sulla portaerei Reagan ormeggiata a Napoli, abbiamo deciso di affidarle l’incarico.»
Shan decise di prendere tempo: «Vede generale, esistono vari livelli per testare l’affidabilità dei sistemi di sicurezza. Il più alto è l’effettuazione di una simulazione sostanzialmente simile a quella che costituirebbe l’effrazione o l’attentato. Ora si tratterebbe di stabilire il livello dell’analisi per potere…»
«Mi scusi, ma temo di non essermi spiegato – disse comprensivo Sorokin – Noi vogliamo che lei rubi veramente un nostro ordigno nucleare.»
Francesco Santoianni
Già Professore a contratto all’Università di Napoli, dove ha insegnato Disaster Management-Protezione civile, si è occupato per quarant’anni di Pianificazione e gestione dell’emergenza (soprattutto vulcanica) che ha potuto approfondire a Ginevra presso l’UNDRO (l’agenzia delle Nazioni Unite preposta alla mitigazione dei disastri), negli USA , presso il FEMA (Federal Emergency Management Agency) e nelle Azzorre e Martinica, inviato dall’Unione Europea.
Ha pubblicato, oltre a numerosi testi di protezione civile, libri per ragazzi, saggi, thriller…, anche con blasonate case editrici, finché è passato, definitivamente, al self-publishing. Su Amazon ha pubblicato i thriller: “Vesuvio file la prima disaster story italiana”, “L’uomo di Leningrado”, “La bambina di Bianca”
L’uomo di Leningrado è acquistabile su Amazon (versione in lingua italiana e in lingua inglese)







