Cinque Stelle: ma, Vincenzo Spadafora a nome di chi parla?

Vi ricordate il “Direttorio”? Composto da Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia, questa “struttura di rappresentanza più ampia”, plebiscitariamente (91,7%) votata on line nel 2014, è scomparsa senza lasciare traccia. Stessa fine “l’Assemblea”, prevista nello Statuto del 2017 e ridottasi ad un SI o un NO a domande tipo: “Confermi Luigi Di Maio come capo politico del MoVimento 5 Stelle?” Ora è la volta del “Team del Futuro”: un guazzabuglio di “esperti” ed “eletti” che, in un “prossimo futuro”, dovranno “coadiuvare il Capo politico”.

Un altro articolo sulla mancanza di strutture democraticamente elette (e quindi di una precisa linea politica) che sta condannando alla scomparsa il Movimento Cinque Stelle (e con esso le speranze di milioni di italiani)? Per carità, temo di aver annoiato fin troppo. Ma, di fronte alla scelta degli attivisti Cinque Stelle dell’Emilia-Romagna e della Calabria, che sconfessando i vertici, hanno DECISO di presentarsi da soli alle elezioni regionali, credo sia lecito domandarsi a nome di chi parla il parlamentare e ministro Cinque Stelle Vincenzo Spadafora, il quale non esclude accordi con il PD.  

Un altro suicida commissariamento per gli attivisti del Movimento Cinque Stelle? Era già successo qualche anno fa con il divieto imposto ai meetup di occuparsi di questioni nazionali (delegando questo compito al – desolatamente vuoto- sistema Rosseau). È già successo un anno fa imponendo come parlamentari esponenti della “società civile”.

I risultati si vedono oggi.

Francesco Santoianni

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