Hong Kong. Qualcuno vi ha raccontato che il famigerato “Trattato di estradizione con la Cina” lo ha stipulato anche l’Italia?

Tutti i media – primo tra tutti l’ormai impresentabile  Il Manifesto –  ad osannare i manifestanti di Hong Kong mobilitati contro il famigerato “Trattato di estradizione con la Cina” e nessuno vi racconta che un trattato di estradizione con la Cina (assolutamente identico a quello proposto ad Hong Kong) è stato già stipulato dall’Italia e da altri 48 paesi tra i quali Spagna, Francia, Portogallo, l’Australia… Un trattato che esclude categoricamente i reati di opinione e politici.

Si, ma allora, perché tanta gente (soprattutto adolescenti) alle manifestazioni di Hong Kong? Solo una sapiente regia dei burattinai delle “primavere colorate”? No. C’è dell’altro.

Intanto una crisi economica (e una diffusa disoccupazione giovanile) che attanaglia da anni Hong Kong, non più “Porta della Cina”, soppiantata da Singapore e, soprattutto, dalle tante “zone franche” attuate da Pechino per attrarre investimenti occidentali. Poi, a soffiare sul fuoco,  la presenza di una “classe imprenditoriale” composta da criminali della Finanza che, insieme alle Triadi hanno  lì il loro “paradiso”. Poi, la presenza di una burocrazia pubblica che (come a Kiev ai tempi di Piazza Maidan) non solo tollera le proteste (utilizzando contro di esse strumenti di repressione “soft”, di certo non paragonabili a quelli, ad esempio, messi in atto in Francia contro i Gilets Jaunes) ma, sotto certi aspetti, le utilizza per procrastinare la consegna dei poteri a Pechino, cominciata nel  1997.

Consegna dei poteri prevista dai trattati susseguenti alle Guerre dell’Oppio. Guerre condotte dalla Gran Bretagna (e, anche dall’Italia) per imporre fumerie di oppio che, in pochi anni, garantirono dieci milioni di tossicodipendenti per riempire i forzieri dei banchieri inglesi. Ne avete mai sentito parlare? Date una occhiata a questo videoclip.

Francesco Santoianni

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