Clamorosa rettifica del Dipartimento di Stato: nessun forno crematorio in Siria

Repubblica, il Corriere, La Stampa, Il Fatto quotidiano, SKY, la RAI … per giorni e giorni, hanno sbandierato la bufala del Dipartimento di Stato sul “crematorio di Assad” (addirittura farneticando di una Auschwitz siriana da estirpare). Ma ora che il Dipartimento di Stato ne ha ufficialmente smentito l’esistenza, invece di scusarsi con i lettori per la loro (nella migliore delle ipotesi) superficialità, stanno zitti sperando di far dimenticare l’ennesima loro figuraccia. Eppure ci sarebbe da scrivere sul perché il Dipartimento di Stato abbia, così clamorosamente, smentito se stesso. Lo facciamo noi. Ma prima due parole sulla bufala del crematorio costruito nella prigione di Saydnaya “per cancellare le prove dello sterminio ordinato da Assad”.

Non ci voleva molto per sbugiardarla. Ad esempio, non se ne trovava traccia nel Rapporto di Amnesty International (febbraio 2017) sulla famigerata prigione, al quale avevamo dedicato un articolo; in più le famose “foto satellitari, appena desecretate” che dovevano attestare l’esistenza del crematorio non attestavano proprio nulla, così come avevamo scritto in questo articolo di tre giorni fa e come documentato dalla serie di 13 foto satellitari pubblicate due giorni fa.

Ovviamente, nonostante l’inconsistenza delle “prove”, la bufala del crematorio di Saydnaya è dilagata su tutti i media preparando l’opinione pubblica ad una altra “ritorsione”, come quella condotta dagli USA il 7 aprile per punire Assad del “bombardamento con il Sarin a Idlib” (un’altra bufala, ça va sans dire). Ma, questa volta, la “ritorsione” non c’è stata e, addirittura, il Dipartimento di Stato nel giro di pochi giorni ha smentito le sue stesse dichiarazioni. Perché questo clamoroso – e assolutamente inedito – dietrofront?

Verosimilmente perché Trump – che pure, il 7 aprile, aveva ribaltato le sue posizioni sulla Siria nell’illusione di portare dalla sua parte qualcuno tra i tanti che lo stavano spennando vivo – questa volta si è reso conto che farsi imporre dai media la sua linea politica lo sta conducendo al suicidio politico. E per questo il Segretario per le questioni del Medio Oriente, Stuart Jones, è stato trascinato per le orecchie a ribaltare, in una conferenza stampa, le sue dichiarazioni.

Su questa ipotesi ci piacerebbe leggere qualcosa sui nostrani media. Ma quelli, per la vergogna, su Saydnaya continuano a stare zitti.

Francesco Santoianni

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Una doverosa precisazione

La dichiarazione del Segretario di Stato per le questioni del Medio Oriente, Stuart Jones che avrebbe smentito o nettamente ridimensionato la presenza di un crematorio nella prigione di Saydnaya – rivelata da Jonah Bennett, pubblicata per prima in Italia da Difesaonline e all’estero, tra gli altri,  da Al-Masdar News e da Globalresearch (sulle quali abbiamo basato questo articolo) – non ha trovato ancora riscontro nei siti dei media mainstream; nemmeno per condannare l’ipotetico “dietrofront dell’amministrazione Trump” rispetto alla questione della guerra alla Siria.

Visto che non siamo affetti da complottismo, riteniamo questo silenzio non già la prova di chissà quale congiura  a livello mondiale ma, bensì, il disinteresse per una notizia non confermata e, forse, inattendibile. Avremmo potuto, a questo punto, limitarci a cancellare questo articolo (come spessissimo avviene nei siti dei media mainstream) e tirare avanti. Non lo facciamo per rispetto nei confronti dei nostri lettori ai quali porgiamo le nostre scuse qualora la “notizia” delle dichiarazioni di Stuart Jones si rivelasse, ad ulteriori verifiche, inequivocabilmente, falsa.

Resta comunque da spiegare l’improvviso silenzio calato dai media mainstream sulla questione dei “forni crematori di Assad”, dopo una forsennata campagna stampa, pari solo a quella sulla bufala del “Sarin impiegato da Assad a Idlib” di un mese fa. Vogliamo credere che il dissolversi di questa campagna mediatica possa essere dipeso dalle inequivocabili incongruenze insite nella storia del “crematorio” che anche chi scrive, al pari di tanti altri blogger, ha fatto emergere e conoscere ad una parte dell’opinione pubblica. Se così fosse, continuiamo ad essere orgogliosi dell’attività che, quasi quotidianamente, ci impegna anche se, in qualche caso, può essere screziata da sviste o errori.

Francesco Santoianni

Questo articolo viene pubblicato anche su L’Antidiplomatico

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