Cinque Stelle contro la NATO. Tutto oro quello che luccica?

Per me, una esperienza sconvolgente, il convegno del Gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle contro la NATO. Mettetevi nei miei panni: finora a parlare contro la Guerra e la NATO mi ero sempre ritrovato a parlare, in qualche squallida sala, con quattro gatti. Ora immaginate la sontuosa Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari piena -come un uovo- di quasi tutti i movimenti italiani contro la Guerra e la NATO (“Gettiamo le Basi”, “NO MUOS”, “No Dal Molin”, “Rete Disarmiamoli”, Rete No War Roma..); un bellissimo video introduttivo, relatori internazionali di prim’ordine (tra i quali Mairead Corrigan, Premio Nobel per la Pace), diretta streaming, brochure, decine di parlamentari, innumerevoli reporter… C’era da sperare che il, finora sparuto, Movimento contro la Guerra avesse finalmente trovato, oltre ad una solida sponda in Parlamento, una forza con la quale riempire le piazze. Una illusione, al momento.

E per capire questa sconfortante constatazione, due parole sulla dichiarata strategia del Movimento Cinque Stelle: il raggiungimento del 51% dell’elettorato, da ottenere grazie ad un accorto marketing elettorale con il quale captare, a 360 gradi, tutti gli umori della società. E così, oggi, mentre l’eroico Manlio di Stefano organizza il convegno di cui sopra, Luigi di Maio, contraddicendo Grillo (o almeno una delle sue tante dichiarazioni in merito), si atteggia a statista sul Financial Times dichiarando la sua contrarietà all’uscita dalla NATO, mentre 15 parlamentari Cinque Stelle – tra innumerevoli disegni di Legge – ne presentano uno che chiede l’uscita dalla NATO. Meno variegata la posizione dei Cinque Stelle sulla guerra; ma non è da escludere che l’imminente attacco italiano alla Libia faccia sbocciare al loro interno clamorose posizioni, magari nella speranza di riprendersi l’elettorato passato con Salvini.

A questo non esaltante quadro del Movimento Cinque Stelle fa da contraltare l’atteggiamento davvero demenziale della conventicola “antagonista” che, identificando arbitrariamente una delle tante posizioni dei “grillini” come quella “ufficiale” trova in questa una giustificazione del più turpe settarismo. Valga per tutti la faccenda del presunto “razzismo” che è servita ad escludere dai cortei contro la guerra i parlamentari Cinque Stelle. I quali, a mio parere, avrebbero dovuto essere invitati; se non altro, per favorire la partecipazione nei cortei dei loro sostenitori o elettori. Così non è stato. E neanche l’imminente guerra alla Libia e, quindi, l’esigenza di una grande mobilitazione ha fatto cambiare registro alla conventicola “antagonista” che, anzi – inglobando il dramma dei profughi che scappano dalle guerre in quello dei migranti economici – ora pretende che le manifestazioni contro la guerra debbano prevedere parole d’ordine – come la “libera circolazione dei migranti ” – che sembrano coniate apposta per far scappare i tanti (cattolici in primis) che oggi stanno cominciando ad aprire gli occhi sui pericoli di un immanente conflitto mondiale.

E allora? Che si fa per far nascere un nuovo movimento contro la guerra? Intanto, non inventarsi inutili paletti e, soprattutto, chiedere coerenza. Ad esempio, ai parlamentari Cinque Stelle. Perché stanno alla larga dalle manifestazioni contro la guerra? Perché non invitano a queste il popolo Cinque Stelle? Ho avuto l’ardire di porre queste domande al convegno. La risposta? Lasciamo perdere. Non è tutto oro quello che luccica.

Francesco Santoianni

(articolo già pubblicato nel 2016 nel sito http://pecorarossa.tumblr.com/

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