La sbalorditiva bufala dei documenti venezuelani ai terroristi in Siria

Nessun giornale main stream (nemmeno Repubblica, il che è tutto dire) aveva avuto il coraggio di diffondere questa bufala. Lo fa “La Stampa” con questo sbalorditivo articoloattestato dalle dichiarazioni di tale Misael Lopez Sotol (ex impiegato dell’ambasciata venezuelana a Bagdad) che, già nel novembre 2015, inutilmente, aveva tentato suYouTube di dare lustro a questa panzana.

Ma andiamo per ordine, Secondo il buon Lopez Sotol l’ambasciata venezuelana in Iraq “quotidianamente” vende “a migliaia di cittadini provenienti da Siria, Palestina, Irak e Pakistan, tra cui si nascondono molti terroristi, in particolare appartenenti al partito armato sciita di Hezbollah”, passaporti, visti di soggiorno, certificati di nascita, ad un costo oscillante tra i 6 e 15.000 dollari.

Ma cosa se ne farebbero i tanti compratori (che, immaginiamo, non parlano una parola di spagnolo) di questi documenti? Lopez Sotol non lo dice ma, in compenso di, almeno, uno tra questi rivela il nome:

«Nella mia posizione, sono riuscito a dimostrare che almeno in un caso, sono stati venduti documenti venezuelani a un terrorista iracheno (…) è un militante del Partito di Dio, noto come El Timimy che le polizie di mezzo mondo hanno a più riprese arrestato per narcotraffico”.

Certo, ci sarebbe da domandarsi perché mai  un terrorista, arrestato per narcotraffico a più riprese dalle polizie di mezzo mondo, sia ancora in giro, ma questo è niente in confronto all’altra rivelazione presa per oro colato da “La Stampa”:

Il diplomatico – scrive La Stampa – è entrato in contatto con questo personaggio quando una ragazza venezuelana ha scritto all’email pubblica dell’ambasciata di Baghdad, dicendo di essere tenuta prigioniera a Bassora insieme alla figlia, proprio da El Timimy” Da qui la davvero rocambolesca missione di una delegazione (l’ambasciatore venezuelano in persona e Lopez Sotol ) che, evidentemente, considerava credibile una mail inviata (all’indirizzo pubblico dell’ambasciata) da una persona che dichiarava essere prigioniera di un terrorista: “I due trovarono la ragazza e la bambina. Dopo una lunga trattativa, ne ottennero la liberazione, ma furono bloccati sulla strada per l’aeroporto. «L’ambasciatore ricevette una telefonata di El Timimy e mi lasciò lì con le nostre connazionali», racconta Lopez Soto. A rischio della propria vita, l’attachè commerciale rimase bloccato a Bassora per altre due settimane ma, alla fine, riuscì a salvare la donna e la figlia.”

Un riscatto? Ma Lopez Sotol non aveva parlato di una vendita? E di quali documenti? Passaporti? Visti di soggiorno? Certificati di nascita? Ma perché e da chi la delegazione e gli ostaggi fu bloccata sulla strada per l’aeroporto? Cosa disse El Timimy all’ambasciatore per convincerlo a lasciare per strada Lopez Sotol e le due donne? E come faceva Lopez Soto a sapere che El Timimy era un militante del Partito di Dio? E perché dovette restare (“a rischio della propria vita) con le donne per due settimane a Bassora?

Si direbbe la trama di un thriller di quart’ordine. Ma temiamo sarà il prossimo, strampalato, articolo de “La Stampa”. Speriamo non doverci ritornare sopra.

Francesco Santoianni

Francesco Santoianni

(articolo già pubblicato nel 2016 nel sito http://pecorarossa.tumblr.com/

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