Non ce la faccio più con questa solfa delle “soldatesse curde”!

Tanto di cappello per le miliziane curde del l’YPJ che – dopo il ritiro delle truppe di Assad dalla regione  – sono in prima fila a combattere  i tagliagole dell’ISIS nel Kurdistan siriano (o Rojava). Quello che, comunque, non mi va giù è che, per i media, solo loro siano diventate l’emblema della lotta delle donne contro l’oppressione jihadista.  Non è così. Battaglioni femminili esistono anche nell’esercito siriano (in questo link le soldatesse siriane morte in questi giorni) che difendono, tra l’altro, uno stato laico e nel quale i diritti delle donne (dal divorzio, all’aborto, alla educazione dei figli….) sono riconosciuti da anni.

Ma allora perché questo invaghimento generale per la “causa curda”? Questo ossessivo insistere sulla sola liberazione della cittadina di Manbij da parte delle miliziane curde e non una parola sulla liberazione di tante altre città da parte dell’esercito siriano?  Forse perché i media – come cercavo di spiegare qui –  dopo aver raffigurato il Male (l’ISIS, tra l’altro  non meno efferato di tante bande di tagliagole al soldo dell’Occidente, ribattezzate “ribelli siriani”) hanno creato il suo contraltare, l’emblema del Bene: i Curdi, anzi le miliziane curde. Da invitare, magari, nei salotti buoni della RAI.

C’entra qualcosa il progetto degli USA di trasformare i Curdi nei suoi Ascari in Medio oriente?

 

 

Francesco Santoianni

(articolo già pubblicato nel 2016 nel sito http://pecorarossa.tumblr.com/

 

PS

E chi volesse rifarsi gli occhi con video delle coraggiose soldatesse siriane non ha che da guardare qui o qui.

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