Piano di evacuazione area flegrea e vesuviana: la saga continua

Sulle mille incongruenze e scaricabarile che contraddistinguono la cosiddetta “pianificazione dell’emergenza vulcanica per l’area vesuviana e flegrea”, che si trascina da decenni, abbiamo già scritto questo lungo documento e realizzato un videoclip (Youtube o Facebook). Qui solo due parole sull’ultima puntata di questa saga: l’obbligo, imposto oggi dal Dipartimento della Protezione civile alla Regione Campania, di concludere, entro febbraio di quest’anno, “l’attività di sottoscrizione con tutte le regioni Italiane coinvolte che cureranno l’accoglienza delle popolazioni a rischio”.Intanto una premessa. Come è noto, l’attuale “pianificazione” dell’emergenza vulcanica in Campania prevede, in caso di “allarme vulcanico”, l’evacuazione di tutta la popolazione in 19 regioni italiane. Ma perché deportare, preventivamente, centinaia di migliaia di persone in aree così lontane? Se l’esigenza è quella di allontanare la popolazione durante la fase più violenta dell’eruzione, che dura, al più, pochi giorni, perché non localizzarle temporaneamente, a ridosso della zona a rischio? Se si ipotizza, invece, che l’eruzione distruggerà il territorio, perché disperdere le popolazioni in tutta Italia e non pianificare già da oggi ad un loro reinsediamento in altre aree della Campania. Non è fantascienza: lo prevedeva quindici anni fa il Piano della Regione Campania “Vesuvia”, (riproposto, tempo fa,  in un Disegno di Legge). Ma di queste considerazioni non se ne trova traccia nell’attuale cosiddetta “pianificazione dell’emergenza vulcanica”, preoccupata solo di garantire una “immediata evacuazione” (che sarà celebrata in una ennesima coreografica “esercitazione di evacuazione” prevista per i prossimi mesi nell’area flegrea). Ma torniamo alla faccenda delle “regioni Italiane coinvolte che cureranno l’accoglienza delle popolazioni a rischio”. Che significa “coinvolte”? E perché un compito così impegnativo – costringere le Regioni a prendersi in carico centinaia di migliaia di sfollati – non viene svolto direttamente dallo Stato (Dipartimento della Protezione civile) ma viene delegato ad una Regione Campania che – nonostante abbia un ottimo funzionario incaricato a questo compito – non ha nessuna reale autorità? Tra l’altro, va detto che la Conferenza unificata Stato-Regioni del maggio 2016, dedicata alla pianificazione dell’emergenza vulcanica nell’area flegrea, si concludeva con un emendamento che, sostanzialmente, chiedeva chiarimenti su chi e come avrebbe dovuto finanziare la rilocazione delle popolazioni nelle regioni di destinazione. A tal riguardo non ci risulta nessuna nuova voce nel Fondo per le emergenze nazionali o nel Fondo nazionale di protezione civile per le attività di previsione e prevenzione, alcuna precisazione da parte del Ministero dell’Economia né, tantomeno, l’apertura di un nuovo capitolo di spesa, a questo scopo dedicato, nella Legge di Bilancio 2019 e DEF 2019 approvati qualche settimana fa.

Un altro bluff della “pianificazione dell’emergenza vulcanica”? Paura, da parte dello Stato, di farsi ridere in faccia da qualche governatore di Regione? È forse per questo che (come pare) l’annunciata “esercitazione di evacuazione” vedrà come punto di di destinazione per gli abitanti di Pozzuoli non già la regione Lombardia, come previsto dal “Piano”, ma bensì la provincia di Frosinone? Staremo a vedere. Intanto la mobilitazione per la preannunciata “esercitazione di evacuazione” è già partita.

Francesco Santoianni

Questo articolo viene pubblicato anche su www.disastermanagement.it e su www.viveretraivulcani.it

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