Studenti napoletani alla Guerra?

Un “progetto per la semina della cultura dei valori e della legalità” la kermesse musicale organizzata, l’8 febbraio, allo Stadio Albricci di Napoli, dall’Esercito italiano per gli studenti della IV e dell’VIII Municipalità, alla presenza di Gioacchino Alfano Sottosegretario alla Difesa. Ma perché si spendono soldi pubblici per finanziare spettacoli come questo? Per – così recita il programma pubblicato su Il Mattino, – “attestare la vicinanza delle istituzioni e del territorio alle giovani leve”.

“Giovani leve”? Le stesse che oggi (500 soldati) stanno partendo per l’Iraq? Le stesse che saranno impegnate per la imminente invasione della Libia? Ma perché si trascinano ignari adolescenti in queste iniziative finalizzate a fare accettare la guerra? Non è che ad un certo punto esce fuori il modulo per poter chiedere l’arruolamento?

É già successo in altre città e scuole italiane. Dove generali e ammiragli tengono quotidianamente conferenze mentre concorsi, borse di studio e seminari  esaltano le missioni “umanitarie” delle forze armate italiane in Afghanistan, Iraq, Somalia, Libano e nei Balcani. È la Buona Scuola dell’era Renzi.

A proposito, se qualche insegnante volesse, invece, sviluppare nella propria scuola un percorso didattico finalizzato al rifiuto del militarismo, il sito è:www.centoannidiguerre.org

 

Francesco Santoianni

(articolo già pubblicato nel 2016 nel sito http://pecorarossa.tumblr.com/

 

PS  La foto che apre questo articolo è stata scattata, nell’ottobre 2015,  a Flastroff, nel Nord Est della Francia: una divertente “lezione”, tenuta in una scuola elementare, con fucili d’assalto, da ufficiali dell’esercito francese.  Pare che nessun genitore abbia protestato. E nessun insegnante ça va sans dire.

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