Legionella: ma perché i media ci terrorizzano?

Che ogni anno di polmonite muoiano in Italia circa 9.000 persone, credo non freghi nulla a nessuno. Oggi, invece, tutti a strapparsi i capelli per 200 casi (nella stragrande maggioranza, destinati a risolversi positivamente) di polmonite in Lombardia e per la morte, di una persona di ben 82 anni, pare, per polmonite da Legionella (un batterio che, come pochi sanno, uccide raramente e, per lo più. persone anziane). Si, ma allora perché la minaccia della infernale Legionella troneggia su tutte le TV?

Più o meno per gli stessi motivi per i quali vi hanno rifilato la psicosi della meningite, del virus Ebola, del “cetriolo killer”, della catastrofica epidemia di morbillo in Gran Bretagna della “Influenza aviaria”, della SARS…. Complotti per guadagnare soldi? Nel caso dell’“influenza suina A/H1N1”, probabilmente, si; nel caso della “mucca pazza” anche.  Ma non è solo per questo che vi terrorizzano ogni giorno.

C’è dell’altro. E, invece di spararvi le soporifere considerazioni di qualche, pur bravo, sociologo, preferisco le lapidarie parole del famigerato David Icke È lo schema: problema, reazione, soluzione. Inventano o ingigantiscono un problema chiedendo “collaborazione” alla popolazione. <<Usate il preservativo! Non mangiate questo o quello! Controllate subito sintomi sospetti! Non fatevi prendere dal panico!… >> Tutto per creare un asservimento psicologico e quindi politico. Così la gente da’ carta bianca a scienziati, governanti, militari, forze dell’ordine… e finisce per accettare con gratitudine misure che il Potere aveva pianificato da tempo per tutti altri scopi.”

OK! Icke è pure quello dei “Rettiliani”, ma, qui, ha assolutamente ragione. E, non a caso, il regno di Ronald Reagan è stato consolidato dalla più grande psicosi di tutti i tempi: quella dell’AIDS. Tra l’altro ricorrere allo stratagemma di imminenti catastrofiche epidemie presenta indubbi vantaggi. “Ma lei se la sentirebbe di escludere completamente l’eventualità di una catastrofica epidemia?” Ma cosa volete che risponda il virologo di turno al giornalista che lo sta così intervistando? E tra l’altro perché il virologo dovrebbe precludersi un qualche finanziamento che potrebbe scaturire dall’allarmismo? E così, avanti con frasi circospette che lasciano presagire il peggio, magari mentre scorrono sullo schermo immagini della “Spagnola” del 1918 o della Peste Nera del 1347.

E così continuano a rifilarci cucchiaiate di paura. E li ringrazieremo quando, conclusa l’“emergenza”, saremo ancora vivi. Certo, come strategia di controllo sociale non è un granché. Ma in tempi come questi, nei quali si direbbe cancellarsi il domani, può bastare.

Un’ultima considerazione. Sui tanti blasonati “debunker” (alla Piero & Alberto Angela, per intenderci), sempre pronti a bollare come “complottista” chiunque delinei una minaccia, a loro dire, inconsistente. Li avete mai visti prendere per il collo qualche illustre accademico per chiedere conto delle cretinaggini che raccontava su qualche incombente catastrofica epidemia?

Francesco Santoianni

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