Grillo e i suoi strateghi

Abbiamo fatto tremare l’establishment come mai prima”, cerca di giustificarsi Grillo.  Ma dopo il No dell’ EuroGruppo ALDE per aderire al quale Grillo aveva improvvisamente chiamato a votare i suoi attivisti (e 40.654 ci sono, sciaguratamente, cascati) si direbbe che l’establishment e la gente, abbia sghignazzato come mai prima. E se Grillo pensa di consolarsi con i davvero pochi che in calce al suo post, acclamano un simil-referendum svolto senza nessuna consapevolezza, forse farebbe meglio a domandarsi se con questi zombie si può mai costruire quel “Movimento Cinque Stelle” sul quale tanti (compreso chi scrive) avevano posto le loro speranze.

Ma poniamoci la domanda del giorno. Sulla base di quale accordo Grillo (corroborato dal “geniale stratega” David Borrelli), all’insaputa degli stessi europarlamentari Cinque Stelle, aveva deciso di imbarcarsi nell’orrido EuroGruppo Alde che già nel 2014 gli aveva chiuso la porta in faccia? Sul blog di Grillo che invitava i fantomatici “attivisti certificati” al voto non si trova traccia di questo accordo. Solo quattro striminziti punti, presentati come “Le condizioni politiche alla base dei negoziati con ALDE” (due – chissà perché – riportati in grassetto: “totale e indiscutibile autonomia di voto” e “risoluzione dell’emergenza immigrazione”). In realtà, il testo completo dell’accordo firmato da Grillo e Verhofstadt è già in Rete. Un testo che (nonostante le smentite di tanti Talebani Cinquestelle) ritengo autentico anche perché, rinnegando il programma Cinque Stelle alle elezioni europee, spiega tante cose: prima tra tutte la misteriosa scomparsa di quel referendum sull’Euro annunciato da Grillo e per il quale numerosi attivisti Cinque Stelle avevano raccolto tante firme ai banchetti.

Perché questa scelta? È probabile che, approssimandosi (17 gennaio) l’elezione del presidente del Parlamento Europeo, Grillo abbia deciso di puntare sull’ALDE e sul suo presidente Guy Verhofstadt: reazionario e ultraeuropeista sì, ma capace di ammantarlo di quella “rispettabilità” (così cercata da di Maio nelle sue altolocate frequentazioni) per vincere le prossime elezioni politiche in Italia. Insomma puro marketing elettorale, come nello stile di Grillo.

Ma, stavolta, gli è andata male e, grazie al Cielo, la porta in faccia sbattutagli dagli europarlamentari dell’ALDE (e dai loro burattinai) sta aprendo numerose crepe nel Movimento Cinque Stelle, e sulle certezze di tanti “grillini”. Ci sarà qualcuno nella sinistra antagonista che, con pazienza e umiltà, si degnerà di lavorare su queste? O vogliamo farle ricompattare con le solite scomuniche e maleparole?

 

Francesco Santoianni

(articolo già pubblicato nel 2017 nel sito http://pecorarossa.tumblr.com/

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