Aiutare i tagliagole dell’ISIS a rifarsi una vita?

Visto che non sono riusciti a mangiarsi la Siria – e mentre gli Stati Uniti continuano a negare alla Russia l’elenco dei ribelli “buoni” da salvaguardare e quelli “cattivi” da bombardare –  si moltiplicano le proposte per aiutare i tagliagole dell’ISIS a rifarsi una vita quando, con la coda tra le gambe, torneranno in Europa da dove sono partiti.

Due mesi fa il Coordinatore antiterrorismo dell’Ue, Gilles DeKerchove, proponeva di reintegrarli nella nostra società come si trattasse di tossicodipendenti: “Io scommetto che in un anno Daesh  sarà distrutto, e questi combattenti allora torneranno in Europa. (….) Quando questo avverrà dovremo inevitabilmente poterli reintegrare poiché non potremo chiuderli tutti nelle carceri, o perché non avremo prove a sufficienza o perché bisognerà offrire loro una nuova alternativa di vita

Oggi, una ancora più bizzarra proposta la espone, a Radio Vaticana, Lorenzo Trombetta: “… ci si dimentica del fatto che moltissime persone oggi sono con al Qaeda anche per ragioni socio-economiche, non per ragioni ideologiche: dovremmo capire perché loro preferiscono lo stipendio di al Qaeda che è più alto, rispetto allo stipendio americano. Magari bisognerebbe alzare gli stipendi per portarli dalla parte nostra e non soltanto bombardarli.”

E dire che Lorenzo Trombetta è il Corrispondente dell’Ansa a Beirut. Ansa, alla quale si abbeverano tutti i nostrani giornalisti.

Avete ora capito perché in Italia l’informazione sulla guerra alla Siria è quella che è?

 

Francesco Santoianni

(articolo già pubblicato nel 2016 nel sito http://pecorarossa.tumblr.com/

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