Meningite: “non fatevi prendere dal panico!”

“Non fatevi prendere dal panico!” In realtà, questo ordine, per chi lo subisce, significa che qualche motivo per farsi prendere dal panico c’è. Non a caso è stato cucinato in tutte le salse per rifilare le peggiori bufale. Dalla “mucca pazza” (psicosi fatta dilagare nel 2000 per imporre in Europa il mais geneticamente modificato)  alla ’“influenza suina A/H1N1” del 2009 (16 milioni di euro di vaccini pagati alla Novartis) alla SARS del 2003 (una campagna commerciale contro la Cina) al cetriolo killer” del 2011, alla evergreen “minaccia Ebola”…. E “niente panico”, anche ora, per l’allarmismo meningite che si direbbe riproponga l’ennesima rapina al Servizio Sanitario Nazionale.

Quindi, solo business dietro i periodici allarmismi?

C’è dell’altro. E, invece di spararvi le soporifere considerazioni di qualche, pur bravo, sociologo, preferisco le lapidarie parole del famigerato David Icke “È lo schema: problema, reazione, soluzione. Inventano o ingigantiscono un problema chiedendo “collaborazione” alla popolazione. <<Usate il preservativo! Non mangiate questo o quello! Controllate subito sintomi sospetti! Non fatevi prendere dal panico!… >> Tutto per creare un asservimento psicologico e quindi politico. Così la gente da’ carta bianca a scienziati, governanti, militari, forze dell’ordine… e finisce per accettare con gratitudine misure che il Potere aveva pianificato da tempo per tutti altri scopi.”

OK! Icke è pure quello dei “Rettiliani”, ma, qui, ha assolutamente ragione. E, non a caso, il regno di Ronald Reagan è stato consolidato dalla più grande psicosi di tutti i tempi: quella dell’AIDS. Tra l’altro ricorrere allo stratagemma di imminenti catastrofiche epidemie presenta indubbi vantaggi. “Ma lei se la sentirebbe di escludere completamente l’eventualità di una catastrofica epidemia?” Ma cosa volete che risponda il virologo di turno al giornalista che lo sta così intervistando? E tra l’altro perché il virologo dovrebbe precludersi un qualche finanziamento che potrebbe scaturire dall’allarmismo? E così, avanti con frasi circospette che lasciano presagire il peggio, magari mentre scorrono sullo schermo immagini della “Spagnola” del 1918 o della Peste Nera del 1347.

E così continuano a rifilarci cucchiaiate di paura. E li ringrazieremo quando, conclusa l’“emergenza”, saremo ancora vivi. Certo, come strategia di controllo sociale non è un granché. Ma in tempi come questi, nei quali si direbbe cancellarsi il domani, può bastare.

Francesco Santoianni

(articolo già pubblicato nel 2017 nel sito http://pecorarossa.tumblr.com/

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