Il 16 contro la guerra. Dicendo cosa?

Sempre più confusa la preparazione della Giornata contro la Guerra del 16 gennaio che – incredibilmente – non nomina nella sua piattaforma nemmeno dove la guerra si sta svolgendo (Siria e dintorni, per capirci).

Il perché si spiega considerando chi questa Giornata l’ha indetta: la Piattaforma Sociale Eurostop . E cioè l’ultima tappa (le precedenti: Comitato No Debito e Rossa) di un percorso che si direbbe più finalizzato ad assimilare consunte organizzazioni (ad esempio, Sinistra Anticapitalista o PCL) che a far nascere un Movimento degno di questo nome. Non a caso, in tutte le manifestazioni nazionali organizzate finora da questo Cartello, la parola “guerra” – considerando le incredibili posizioni delle suddette organizzazioni –  era bandita. Oggi che questo – visto il precipitarsi della situazione internazionale – non è più possibile, il Cartello l’argomento lo affronta rifugiandosi sostanzialmente nel trito “rispetto della Costituzione”, in quattro banalità, e nella solfa dell’”antirazzismo”.

Si, e la Siria? Che succederà – ad esempio – se nei cortei del 16 sventoleranno le bandiere di questo stato, vittima di quattro anni di aggressione (anche italiana)? E che succederà se sventoleranno le bandiere dei “ribelli siriani”? E che succederà se qualche compagno (ad esempio, io) pretenderà di protestare anche contro le criminali sanzioni alla Siria, imposte anche dai governi italiani? Sarebbe il caso – anche per far nascere un grande Movimento contro la Guerra –  di confrontarsi pubblicamente, da subito, su questioni come queste. Anche perché – dopo l’appoggio dato da buona parte della “sinistra antagonista” alla “rivolta contro Gheddaffi” (e, quindi alla guerra NATO contro Libia) – questo non è stato ancora fatto. E sono passati, oramai, cinque anni.

Francesco Santoianni

(articolo già pubblicato nel 2015 nel sito http://pecorarossa.tumblr.com/

Commenti

commenti